Ossessione TripAdvisor

Tutti ne parlano. Ovunque se ne parla.

E’ stato uno dei tormentoni della nostra estate messicana.
Bed and breakfast, ristoranti, locali. La domanda alla fine (spesso all’inizio) era: “come ci avete conosciuti e soprattutto scelti”?
Fino a due anni fa l’ovvia risposta sarebbe stata, Lonely Planet. Oggi, TripAdvisor. Ed è la risposta che tutti si aspettano.
Lo score e il ranking su TripAdvisor sono l’obiettivo. E il risultato di eccellenza (da 4 punti, 4 e 1/2 in su) esibito in bella vista con gli attestati personalizzati.
Le conseguenze?
Lo sforzo per elevare e mantenere alto il livello della reputazione on-line si traduce in vantaggi immediati per l’utente: attenzione al servizio, pulizia, qualità dell’offerta, gentilezza, diversificazione (a volte anche solo in piccoli dettagli) dai concorrenti.
Spesso, in maniera un po’ “ruffiana”: richieste esplicite di commenti positivi o attenzioni particolari per ottenerli. Un ristorante di San Josè del Cabo, alla nostra dichiarazione su come lo avevamo scoperto, ci ha portato e offerto un complimentary dessert. Casuale?

Come utenti, grande attenzione a interpretare graduatorie e punteggi.
Non bastano score o ranking; bisogna entrare nei dettagli e interpretarli: quanti sono i commenti e i voti, leggere i “pessimi” anche se pochi, guardare con attenzione la nazionalità di chi commenta (le aspettative di un americano e di un italiano sono spesso diverse e a volte inconciliabili sia in materia di cibo che di alberghi).

Uno strumento diventato fondamentale per orientarsi nelle scelte di locali, hotel e ristoranti, soprattutto se si viaggia in un paese dove la disponibilità di connessioni wifi rende lo strumento disponibilie con facilità e a costo zero.
Lo strumento fondamentale per farsi conoscere e scegliere da parte degli esercizi commerciali.

Purtroppo, la cara vecchia Lonely Planet, comunque usata e consultata durante tutto il viaggio, sconta a volte i prezzi dell’aggiornamento delle informazioni (soprattutto in paesi o zone a rapido sviluppo e cambiamento) e di giudizi troppo “soggettivi”.

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