Uno Yatra sul Monte Baldo

La fotostoria di tre giorni di Yatra sul Monte Baldo di un gruppo di insegnanti e studenti del Centro Studi Educativi Periagogè – Scuola di Normodinamica, con cui da anni pratico e collaboro come insegnante in formazione e responsabile della comunicazione.
Presentando l’evento scrivevamo sulla nostra pagina Facebook:

“La montagna invita alla salita, a misurarsi con le proprie forze, a confrontarsi con la volontà di procedere. Lungo il cammino il respiro apre spazi, le domande scendono più a fondo e lo sguardo incontra le altezze.
Ogni partenza rinnova la scelta di mettersi in cammino, di uscire consapevolmente dalla routine. Con cura e responsabilità si sceglie cosa portare con sé e cosa lasciare.
Buoni piedi, buone scarpe e un cuore cercante saranno fondamentali per vivere questa esperienza in compagnia dei nostri compagni di viaggio e di noi stessi. Avremo un tempo dedicato per la pratica delle yana, un tempo per lo scambio e l’approfondimento, un tempo per il raccoglimento e il silenzio, per guidarci all’ascolto del nostro reale desiderio di cambiamento. Nella semplicità della pratica e nella bellezza dei luoghi cercheremo insieme di accogliere un po’ più di complessità, da cui muovere i propri passi nella direzione di ciò che in profondità si vuole.”

e questo è quello che abbiamo trovato nei tre giorni di pratica, cammino e meditazione, nel piacere e nelle difficoltà della convivenza e di un contatto con la natura che ci ha obbligato a scelte e cambi di programma facendo i conti con la pioggia, la grandine e i continui mutamenti del tempo.

Alla fine, un’esperienza bella, intensa e appagante, come testimoniato dai sorrisi nella foto di gruppo finale.

A proposito di Yatra

Dal 3 al 5 giugno con un gruppo di amici e colleghi di Kèleuthos – Centro Studi Educativi e di Periagogè – Scuola di Normodinamica, parteciperò a uno Yatra sul Monte Baldo dal titolo “Le basi del cambiamento”.
Per la nostra scuola, cosa significhi Yatra, è ben sintetizzato in una frase di Paolo Menghi che una nostra collega insegnante ha riportato in un articolo (Il Viaggio), pubblicato tre anni fa, sul blog Manuale Inapplicabile:

“La vita è un grande viaggio durante il quale si possono compiere
un certo numero di piccoli 
viaggi per imparare a vivere.
Noi chiamiamo questi viaggi Yatra.
Yatra è l’occasione per rompere i condizionamenti che impediscono alle potenzialità individuali di manifestarsi.
Il fatto che si tratti di “un viaggio” in luoghi diversi dalla routine quotidiana e per un tempo limitato, rende accessibile l’esperimento.
Ogni Yatra è un’occasione unica per imparare a vivere.
Ma cosa significa imparare a vivere?
In primo luogo significa mettere attenzione a tutto ciò che succede.
In secondo luogo significa imparare a contribuire volontariamente a ciò che succede.
Il terzo passo consiste nel direzionare questa partecipazione creativa alla volta dell’evoluzione.
Uno Yatra deve durare poco, finché non si sviluppa la capacità di sostenere un elevato livello di attenzione in contesti ad alta intensità.
Quando questa capacità diviene stabile tutta la vita diviene uno Yatra.”

Paolo Menghi

È questa idea di viaggio che in questi anni ha portato molti di noi a vivere esperienze in luoghi e paesi diversi, dall’Islanda alla Tunisia e al Marocco, dal Giappone a molti luoghi in Italia, tra cui Monte Baldo, la Majella, le Dolomiti o i monti dell’Abruzzo.

Esperienze che ognuno di noi ha vissuto nella propria solitudine e nella condivisione del gruppo e a cui ci piace ogni volta ritornare, come in questa occasione sul Monte Baldo con base al Rifugio Campei.

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