A proposito di Yatra

Dal 3 al 5 giugno con un gruppo di amici e colleghi di Kèleuthos – Centro Studi Educativi e di Periagogè – Scuola di Normodinamica, parteciperò a uno Yatra sul Monte Baldo dal titolo “Le basi del cambiamento”.
Per la nostra scuola, cosa significhi Yatra, è ben sintetizzato in una frase di Paolo Menghi che una nostra collega insegnante ha riportato in un articolo (Il Viaggio), pubblicato tre anni fa, sul blog Manuale Inapplicabile:

“La vita è un grande viaggio durante il quale si possono compiere
un certo numero di piccoli 
viaggi per imparare a vivere.
Noi chiamiamo questi viaggi Yatra.
Yatra è l’occasione per rompere i condizionamenti che impediscono alle potenzialità individuali di manifestarsi.
Il fatto che si tratti di “un viaggio” in luoghi diversi dalla routine quotidiana e per un tempo limitato, rende accessibile l’esperimento.
Ogni Yatra è un’occasione unica per imparare a vivere.
Ma cosa significa imparare a vivere?
In primo luogo significa mettere attenzione a tutto ciò che succede.
In secondo luogo significa imparare a contribuire volontariamente a ciò che succede.
Il terzo passo consiste nel direzionare questa partecipazione creativa alla volta dell’evoluzione.
Uno Yatra deve durare poco, finché non si sviluppa la capacità di sostenere un elevato livello di attenzione in contesti ad alta intensità.
Quando questa capacità diviene stabile tutta la vita diviene uno Yatra.”

Paolo Menghi

È questa idea di viaggio che in questi anni ha portato molti di noi a vivere esperienze in luoghi e paesi diversi, dall’Islanda alla Tunisia e al Marocco, dal Giappone a molti luoghi in Italia, tra cui Monte Baldo, la Majella, le Dolomiti o i monti dell’Abruzzo.

Esperienze che ognuno di noi ha vissuto nella propria solitudine e nella condivisione del gruppo e a cui ci piace ogni volta ritornare, come in questa occasione sul Monte Baldo con base al Rifugio Campei.

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